TRIESTE – Risulta indagato dalla procura di Trieste Giacomo Molinari, il tecnico anatomico che nel gennaio 2022 affiancò il medico legale, Fulvio Costantinides, nell’autopsia sul corpo di Liliana Resinovich da cui emerse poi l’intricata vicenda della frattura di una vertebra del cadavere della donna, da lui stesso segalata in questura tre anni dopo l’esame. Un fatto per il quale Sergio Resinovich, fratello della vittima, ha depositato un esposto per avere chiarezza, poiché l’esatto momento della frattura della vertebra T2 ha un grande peso nella determinazione della causa di morte di Liliana.
A confermare la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati è l’avvocato Nicodemo Genitle (legale di Sergio Resinovich) ad Ansa. Il suo assistito «è stato riconosciuto come persona offesa nel procedimento», ha spiegato.
Gli sviluppi

Liliana Resinovich scomparve da casa, a Trieste, alla fine del 2021 e venne trovata morta il 5 gennaio 2022. La causa del decesso non è ancora stata chiarita e negli anni si sono avvicendate diverse versioni, dal suicidio all’omicidio.
La vertebra
Giacomo Molinari nel gennaio 2022 affiancò il medico legale, Fulvio Costantinides, nell’autopsia su Liliana Resinovich. Nel maggio 2025, oltre tre anni dopo, andò spontaneamente in questura per affermare che, involontariamente, durante quegli esami autoptici aveva causato la frattura della vertebra T2 del cadavere. Una frattura che ha poi assunto un ruolo fondamentale nella consulenza medico-legale eseguita successivamente dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Di recente la gip Flavia Mangiante, disponendo in incidente probatorio una serie di analisi su alcuni oggetti, aveva sottolineato che non erano necessari ulteriori accertamenti per individuare le cause della frattura. Per Gentile dunque «la querelle sulla frattura T2 può ritenersi definitivamente superata». Si tratta di una conclusione alla quale il legale giunge «anche alla luce della recente decisione della Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal signor Visintin (Sebastiano Visintin, il marito di Liliana, ndr)». Un provvedimento che è stato discusso due giorni fa e che – ha puntualizzate il legale – appunto, conferma quanto aveva stabilito la giudice Mangiante: «la frattura alla vertebra era presente e visibile già nella Tac eseguita in data 8 gennaio 2021». Per l’avvocato la morte di Liliana «appare connotata dai tratti tipici di un delitto di prossimità, maturato cioè all’interno del mondo delle sue relazioni».