Tre controlli, dieci anni, una tragedia: la difesa dei proprietari del locale che divide Crans-Montana

Una notte che doveva essere solo musica, brindisi e sorrisi si è trasformata in un incubo che oggi pesa sulle spalle di una coppia conosciuta e stimata. In mezzo a lutti, domande e silenzi, i loro nomi sono finiti al centro di un vortice mediatico e umano da cui, per ora, è impossibile uscire.

Al centro di questa storia ci sono Jacques Moretti e Jessica Maric, i coniugi che da anni guidavano il Constellation, il bar-discoteca diventato un riferimento della movida di Crans-Montana. Dopo il rogo della notte di Capodanno, mentre la comunità piange le vittime e gli inquirenti ricostruiscono ogni istante, loro si ritrovano in una posizione delicatissima, sospesi tra il dolore personale e lo sguardo severo dell’opinione pubblica.

Pur non risultando al momento formalmente indagati, i due proprietari sanno di essere osservati. È soprattutto Jacques Moretti a prendere la parola nelle prime ore dopo la tragedia, affidandosi ai media per ribadire un concetto che per lui è centrale: la regolarità della gestione del locale.

Moretti sostiene che il Constellation sia stato sottoposto a tre rigorosi controlli nell’arco di dieci anni e che tutte le normative di sicurezza siano sempre state rispettate in modo scrupoloso. Una sorta di mantra che ripete mentre intorno a lui cresce la rabbia, la richiesta di verità e il bisogno di trovare un responsabile per ciò che è successo in quella maledetta notte di festa.

A rendere questa vicenda ancora più amara è la storia personale di Jessica Maric. La sua vita, prima di quella notte, sembrava quasi cucita sulla parola protezione. È figlia di un vigile del fuoco di Cannes e nipote del presidente del Comitato municipale degli incendi forestali di Auribeau-sur-Siagne: una famiglia abituata a prevenire i disastri, non a viverli sulla propria pelle.

Jessica è cresciuta in un contesto dove la sicurezza del territorio e la prevenzione erano argomenti quotidiani. Dopo il liceo ad Antibes e gli studi all’Università internazionale di Monaco, all’inizio degli anni Duemila si trasferisce nel Cantone Vallese insieme a Jacques, inseguendo il sogno di una vita e di un lavoro costruiti insieme, lontano dalla costa francese dove era nata.

Dal locale abbandonato al punto di riferimento della movida

La loro avventura imprenditoriale a Crans-Montana prende forma nel 2015, quando decidono di rilevare il Constellation, all’epoca un locale in disuso, spento, quasi dimenticato. Con investimenti importanti, idee chiare e tanto lavoro, i Moretti riescono a trasformarlo in un punto di riferimento per la vita notturna della località svizzera.

Negli anni il Constellation diventa il posto dove ritrovarsi, festeggiare, ascoltare musica, ballare fino a tardi. Un luogo che, per molti, rappresentava un angolo di leggerezza tra piste da sci e turismo internazionale. È anche per questo che il contrasto con le immagini del rogo di Capodanno appare oggi ancora più violento e difficile da accettare.

La notte di Capodanno: fiamme, panico e feriti

Nella notte in cui le fiamme hanno divorato il locale, i due coniugi erano separati dai rispettivi impegni lavorativi. Jessica si trovava all’interno del Constellation proprio nel momento in cui è divampato l’incendio. Secondo le prime ricostruzioni, avrebbe cercato di gestire l’emergenza finché ha potuto, restando ferita e riportando ustioni a un braccio.

Jacques, invece, era impegnato nel loro altro locale, il ristorante Le Vieux-Chalet, nella vicina Lens, conosciuto per la sua cucina legata alle tradizioni corse. Mentre al Constellation il fumo e il caos prendevano il sopravvento, lui stava coordinando il servizio in un’altra sala piena, inconsapevole di ciò che stava per cambiare per sempre la loro vita.

Il dolore per i dipendenti morti nel rogo

Alla tragedia collettiva si somma per i Moretti un dolore personale difficilmente raccontabile: la perdita di alcuni membri del personale, collaboratori storici che quella notte non sono riusciti a mettersi in salvo. Non erano solo dipendenti, ma volti di famiglia, persone che avevano contribuito al successo del locale.

Attraverso un loro dipendente, la coppia ha fatto sapere di essere in uno stato di profondo shock. Il peso emotivo di quanto accaduto è tale che, per ora, parlare pubblicamente è quasi impossibile. Le poche parole filtrate descrivono due persone distrutte, schiacciate tra il lutto, il senso di responsabilità morale e lo sguardo indagatore di un intero Paese.

A raccontare chi fossero Jacques e Jessica prima della tragedia sono le voci di chi li conosce bene. Jean-Thomas Filippini, musicista che nel 2015 aveva inaugurato la loro gestione del Constellation, li descrive come due persone dedite al lavoro, profondamente legate alla comunità locale e innamorate dell’idea di creare un luogo di incontro e di festa.

Filippini ricorda anche che, solo pochi giorni prima del disastro, Jacques stava lavorando con entusiasmo a un festival di canzoni corse. Progetti, idee, telefonate, organizzazione: nulla lasciava presagire che poche notti dopo tutto sarebbe stato spazzato via dal fuoco e dal fumo.

Uno dei momenti più forti di questo racconto è fissato in un’ora precisa: le cinque del mattino. È a quell’ora che, secondo le ricostruzioni, Jessica, ancora sotto choc, avrebbe risposto al telefono a un amico. Dall’altra parte della cornetta, la domanda che tutti temevano. Dalla sua, poche parole: una “catastrofe totale”.

Quella frase, semplice e terribile, è diventata quasi il riassunto emotivo della vicenda. Non ci sono dettagli tecnici, non ci sono numeri, non ci sono ancora responsabilità accertate. C’è solo lo sgomento di chi ha visto il proprio mondo, privato e professionale, bruciare in poche ore.

Oggi, a qualche giorno di distanza, i segni della tragedia non sono solo nell’edificio annerito. Il profilo social del Constellation è stato oscurato, come se il locale fosse improvvisamente scomparso anche dal mondo digitale in cui per anni aveva promosso serate, eventi, ospiti e musica.

Non solo: anche le altre attività della famiglia Moretti sono state sospese. A Lens, sulla porta del ristorante Le Vieux-Chalet, un cartello annuncia la chiusura temporanea. Poche righe che raccontano un presente fatto di inchieste, interrogatori, ricostruzioni, ma soprattutto di lutto e di un futuro che, almeno per ora, resta completamente fermo, avvolto da una sola domanda: come si può andare avanti dopo una notte così?

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