La tragedia di Crans-Montana, avvenuta nella notte di Capodanno, continua a suscitare polemiche e interrogativi sulle responsabilità legate alla sicurezza dei locali aperti al pubblico.
Un incendio divampato all’interno del locale “Le Constellation”, in Svizzera, ha provocato una delle più gravi stragi degli ultimi anni in un contesto di festa. Sul caso adesso interviene anche Flavio Briatore, che tra le sue varie attività è anche titolare di alcuni locali di divertimento.
Il bilancio ufficiale, confermato dalle autorità svizzere, è di 40 vittime e circa 120 feriti. Tra i morti sono stati identificati anche giovani italiani: nella serata di sabato 3 gennaio sono state riconosciute le prime tre vittime italiane, ragazzi tra i 16 e i 17 anni. Restano tre italiani dispersi, tra cui Chiara Costanzo, 16enne residente a Milano e di origini piemontesi, di Arona.
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“Omicidio. Non c’è dubbio: omicidio. Non mi parlate di sfortuna, di caso, di circostanze avverse. Ci sono eccome le responsabilità. I magistrati dovranno stabilire di chi, ma quello che è avvenuto è omicidio”, ha dichiarato Flavio Briatore in un’intervista a Il Giornale, commentando a distanza di mesi la tragedia. Per l’imprenditore piemontese, la dinamica dell’incendio e le condizioni del locale non lasciano spazio a interpretazioni legate al caso.

“Quel locale non doveva neanche avere la licenza – commenta Briatore, imprenditore piemontese che gestisce più di un locale in Italia e nel mondo –. Come ha fatto un locale come quello a ottenere la licenza? Non si può dare la licenza a un locale che non ha uscite di sicurezza”. Un punto centrale dell’inchiesta riguarda proprio le vie di fuga: “C’era una sola scala, piccola, angusta [..]. Per noi, in tutti i locali che abbiamo nel mondo, le uscire di sicurezza sono la parte fondamentale della progettazione. Prima si sistemano le uscite e ci si assicura che siano sufficienti, si controlla che siano facilmente accessibili, che siano larghe, che siano visibili da ogni punto della sala. Poi si fa il resto”.

L’indagine aperta dalle autorità svizzere ipotizza i reati di incendio, omicidio e lesioni colpose. Sotto esame ci sono i permessi, le uscite di sicurezza, i materiali utilizzati durante i lavori di ristrutturazione e l’uso delle candele pirotecniche, le cosiddette “fontane di luce” applicate alle bottiglie, le cui scintille avrebbero innescato il rogo. Proprio sull’uso di questi dispositivi Briatore ha sottolineato di averli eliminati da tempo nei suoi locali, sostituendoli con sistemi elettrici.
“In Italia non può succedere una cosa del genere. Le autorità non ti permetteremo mai di avere una licenza con un locale in quelle condizioni – conclude –. La cosa che mi fa strano è che gli svizzeri, sempre precisi, puntuali e puntigliosi nei controlli, abbiano concesso la licenza e abbiano permesso ai ragazzini di bere”. Un richiamo che si inserisce in un quadro normativo più stringente introdotto in Italia dopo tragedie come l’incendio del 1982 alla fiera antiquaria di Todi e quello del cinema Statuto di Torino nel 1983. Proprio ricordando quegli episodi, il capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, Eros Mannino, ha spiegato a Fanpage.it: “In base a queste due tragedie entrò in vigore nel nostro Paese la normativa che prevede l’obbligo di utilizzare materiali dotati di un’adeguata reazione al fuoco, o addirittura incombustibili, nelle strutture adibite a pubblico spettacolo”.