“Chi c’è dietro tutto”. Garlasco, il commento choc sulle ultime indagini: “Dove vogliono arrivare”

Il caso di Garlasco continua a riaffiorare ciclicamente nel dibattito pubblico italiano, come una ferita che non si è mai davvero rimarginata. A distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la vicenda resta uno dei simboli più discussi della cronaca giudiziaria, capace di dividere opinione pubblica, addetti ai lavori e mondo politico.

Ogni nuovo dettaglio, ogni indiscrezione o riapertura investigativa riaccende interrogativi che sembravano archiviati, riportando alla luce dubbi mai del tutto sopiti.

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Nel tempo, il processo ha attraversato fasi alterne, con sentenze, ribaltamenti e polemiche che hanno segnato profondamente la percezione del caso. La figura di Alberto Stasi, condannato in via definitiva ma da sempre proclamatosi innocente, è rimasta al centro di una narrazione complessa, alimentata da perizie, consulenze e discussioni infinite sul valore degli indizi raccolti negli anni immediatamente successivi al delitto.

Garlasco: foto, video, nuove scoperte. Cosa non torna

Parallelamente, l’attenzione si è spostata anche su altri nomi emersi nel corso delle indagini, come quello di Andrea Sempio, tornato alla ribalta con l’apertura di nuovi fascicoli e con una serie di approfondimenti che hanno rimesso in discussione il lavoro svolto in passato. Una dinamica che ha contribuito a rafforzare l’idea di un’inchiesta mai davvero chiusa sul piano mediatico, nonostante le verità processuali.

In questo clima, il delitto di Garlasco è diventato anche un caso emblematico per riflettere sul funzionamento della giustizia italiana, sui limiti delle indagini e sulla fragilità dell’equilibrio tra accusa e difesa. Non si tratta più soltanto di stabilire chi sia colpevole o innocente, ma di interrogarsi su come si costruisce una verità giudiziaria e su quanto essa riesca a reggere nel tempo.

È in questo contesto, alla vigilia delle feste, che il caso torna prepotentemente al centro della scena televisiva, mentre ancora non si parlava del video di Sempio sul pc di Chiara Poggi. Alla vigilia di Natale 4 di Sera, su 4 di Sera, tra i pochissimi talk a resistere in onda in questi giorni di feste natalizie, dedica ampio spazio al delitto di Garlasco e alle ombre giudiziarie che hanno accompagnato il caso dalla prima condanna di Alberto Stasi al nuovo fascicolo della Procura di Pavia.

Una inchiesta che Tiziana Maiolo, non a caso, definisce “molto strana. Allora, nei confronti di Andrea Sempio, finora non hanno trovato pressoché nulla. Non mi dite il DNA, le unghie, eccetera, perché sono tutte cose per cui potrebbe esserci una compatibilità con la linea Y maschile della famiglia, della parte maschile. O l’impronta 33. Non vorrei neanche dover entrare nel merito di queste cose, ma elementi concreti per ora, per andare a giudizio, non ci sono”.

C’è poi un condannato che continua a dichiararsi innocente: “Tutta questa indagine sembra avere un timbro, che è quello dei difensori di Stasi che vogliono tentare un’ennesima richiesta di revisione”, conclude la Maiolo, sottolineando come l’impressione diffusa sia quella di un percorso giudiziario ancora fortemente condizionato da strategie difensive e controstrategie investigative.

Per Paolo Cento, storico esponente dei verdi, questa vicenda “è un monito anche per tutti coloro che pensano che la giustizia debba essere una mannaia. No, la giustizia non deve e non può essere mai una mannaia perché l’errore giudiziario è dietro l’angolo, quindi noi dobbiamo fare semmai una riforma seria del codice di procedura penale perché quello che emerge è proprio la possibilità di dire tutto e il contrario di tutto dentro un processo penale e questo non può far stare tranquilli i cittadini che da un giorno all’altro rischiano di trovarsi coinvolti senza avere strumenti di difesa”.

Perché il tema vero, aggiunge, “è che la difesa oggi nel processo penale è più debole rispetto all’accusa e rispetto a chi giudica. Quindi questa è una vicenda emblematica non dico di mala giustizia ma di una giustizia che avrebbe bisogno di riforme vere”, un passaggio che allarga il caso di Garlasco a una riflessione più ampia sull’intero sistema giudiziario.

Resta un altro dato, conclude Lucio Malan, presidente dei senatori di Fdi, a proposito di riforme e di responsabilità civile, “si contano sulle dita delle due mani i magistrati che hanno subito delle sanzioni per avere determinato delle ingiuste carcerazioni, non in un anno, in dieci anni”. Una constatazione che, ancora una volta, riporta il delitto di Garlasco al centro di un dibattito che va ben oltre il singolo processo e tocca il rapporto di fiducia tra cittadini e giustizia.

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