A certificare l’ultima svolta nel caso Garlasco sono i dati di sistema estratti dal computer di Alberto Stasi, elementi tecnici che riaprono una delle pagine giudiziarie più controverse degli ultimi decenni. Si tratta di informazioni già presenti nella perizia del 2009, ma allora lasciarono un vuoto informatico di cinque minuti durante i
quali non era stato possibile stabilire con certezza cosa avesse fatto Chiara Poggi. Quei dati furono successivamente recuperati nel processo d’appello bis del 2014, senza però essere interpretati, contribuendo a mantenere in vita un mistero che per diciotto anni ha alimentato una narrazione pesante e distorta.
Per tutto questo tempo, infatti, l’assenza di una lettura tecnica puntuale ha rafforzato l’idea di un movente rimasto ignoto, costruendo la cosiddetta mostrificazione di Stasi. Una narrazione che fissava nella presunta scoperta, da parte di Chiara, di foto porno raccapriccianti, la scintilla di una lite tra fidanzati poi sfociata nel delitto. Un racconto suggestivo, ma che oggi appare per alcuni sempre più distante dai dati oggettivi che emergono dall’analisi informatica.
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Garlasco, cosa si è scoperto dalla perizia sul pc di Alberto Stasi
Secondo quanto ricostruito dai periti Roberto Porta e Daniele Occhetti, Chiara Poggi la sera prima di essere uccisa non solo non ha litigato con Alberto Stasi, ma lo ha aiutato attivamente nel lavoro più importante di quel periodo: la tesi di laurea. A riportare questa notizia è il sito de Il Giornale. I dati di sistema valorizzati mostrano che proprio in quei cinque minuti di buco informatico, tra le 22.09 e le 22.14 del 12 agosto 2007, Chiara ha utilizzato il computer del fidanzato mentre lui si era allontanato per un brevissimo lasso di tempo per tornare a casa a controllare il cane.

Nel dettaglio, dalle 22.09 Chiara entra nel file word della tesi di Stasi e alle 22.09.28 il sistema registra un file temporaneo di salvataggio automatico del programma, come dimostra il log “salvataggio automatico di core preventivo.ads”. Due secondi dopo lavora sul testo, corregge alcune parti e legge l’elaborato fino alle 22.14.24, momento in cui vengono registrati altri due salvataggi delle modifiche. Subito dopo, Stasi fa ritorno alla villetta di via Pascoli. Una sequenza temporale che, secondo i periti, non lascia spazio a interpretazioni alternative.
Quei cinque minuti, sui quali per anni si sono addensati sospetti e illazioni, vengono così ridimensionati. L’ipotesi che la vittima, dopo aver scaricato su una Usb 287 foto della vacanza di Londra e aver guardato alcuni frame di un cagnolino, si fosse infuriata per la scoperta di migliaia di immagini pornografiche salvate da Stasi in una sottocartella della cartella “militare”, perde consistenza. Al contrario, emerge la normalità di una coppia che, in quei giorni, stava vivendo la fase finale di un percorso universitario importante, con Chiara impegnata ad aiutare il fidanzato a ultimare la tesi in vista della laurea imminente.

Un quadro che si inserisce in una dinamica di vita condivisa già nota. Proprio per restare accanto a Stasi, Chiara quell’anno non era partita con la famiglia per il Trentino, rimanendo per la prima volta da sola nella villetta di via Pascoli, con l’idea di concedersi qualche settimana dopo una vacanza a Spotorno insieme al fidanzato. Era inoltre perfettamente consapevole della passione di Stasi per il porno, un elemento che non rappresentava un tabù nella loro relazione.
La coppia aveva infatti girato anche alcuni video intimi insieme e, in una chat dei mesi precedenti, lo stesso Stasi scriveva a Chiara: “Senti, Tata, posso scaricare qualche filmino pornografico? Mah… però non so se sia il caso visto che dobbiamo trasferire quasi 1 giga”. E lei rispondeva senza tensioni: “Vedi tu Tato… Basta che non mi rallenti il trasferimento”. Parole che, lette oggi alla luce dei nuovi dati, contribuiscono a smontare definitivamente l’idea di una scoperta sconvolgente alla base di una lite fatale, restituendo invece l’immagine di una quotidianità ben diversa da quella raccontata per anni.