Chi lo ha detto che finirà tutto a febbraio? È una domanda che circola sempre più spesso ogni volta che si torna a parlare dell’omicidio di Chiara Poggi,
perché le nuove indagini non sembrano affatto destinate a chiudersi in tempi rapidi. Anzi, viaggiano su più binari e si intrecciano con accertamenti paralleli condotti anche dalla Procura di Brescia, lasciando emergere l’impressione che l’obiettivo non sia soltanto quello di arrivare a un nome definitivo per l’assassino della ragazza di Garlasco, ma di chiarire un contesto molto più ampio. È in questo quadro che, nelle ultime settimane, sono riemersi temi che per anni erano rimasti sullo sfondo: le feste in alcune ville private e le 41 fotografie di Alberto Stasi misteriosamente scomparse.
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A rimettere ordine nei ricordi di quegli anni è stato l’ex maresciallo di Garlasco, Francesco Marchetto, che ha riassunto così il clima dell’epoca: “A quei tempi, a Garlasco, i ragazzi di dividevano, di fatto, si dividevano in due gruppi: i tranquilli e quelli un po’ più movimentati”, riporta Mow Magazine. Dei secondi, col passare del tempo, si è saputo praticamente tutto. Dei primi, invece, molto meno. Ed è proprio su come si divertivano e su cosa facevano i ragazzi della Garlasco bene che oggi si concentra l’attenzione, non solo mediatica ma anche investigativa. Un’attenzione che non mette in discussione i punti fermi già esistenti, ma prova a capire se qualcosa sia rimasto colpevolmente inesplorato.

Garlasco, la storia potrebbe non finire presto
Il quadro giudiziario, infatti, resta chiaro: c’è un condannato in carcere, Stasi, e c’è un indagato per omicidio in concorso, Andrea Sempio. Esiste inoltre una pista, ormai difficile da ignorare, che punta a verificare se sull’omicidio di Chiara Poggi e su tutto ciò che è accaduto dopo possa esserci stata anche la mano di qualcun altro. Ma proprio per non ripetere i clamorosi errori del 2007, oggi ritenuti ingiustificabili, il procuratore di Pavia Fabio Napoleone, insieme al Gico della Gdf e ai carabinieri di via Moscova a Milano, sta passando al setaccio ogni singola ipotesi, senza precludersi alcuna direzione.

Tra queste, ce n’è una che potrebbe portare fuori dal perimetro in cui per anni si è cercato. Oltre Stasi, oltre Sempio e oltre la pista familiare. Riguarda alcune feste in ville private, alle quali avrebbe partecipato tutta la Garlasco bene. Feste che si tenevano a Garlasco e nei dintorni. A una di queste, in particolare, avrebbe dovuto partecipare anche Chiara Poggi. Sulla presenza di Chiara una certezza assoluta non c’è, ma è probabile che se Stasi avesse partecipato, la fidanzata con molta probabilità sarebbe stata con lui. Scrive Mow Magazine come si tratti di un dettaglio che all’epoca sembrava marginale, riferito da un’amica della ragazza pochi giorni dopo l’omicidio, ma che oggi, alla luce di nuovi elementi, è tornato centrale. Colpiscono la scarsità di dettagli concreti su come si sarebbe svolta quella festa e l’assenza di prove che confermino che Chiara vi abbia davvero preso parte. Tradotto: il dubbio non è solo che ci sia andata, ma che qualcuno abbia fatto sparire le prove.

È qui che riaffiora anche la questione delle fotografie. Nei mesi precedenti, non in relazione a quella specifica serata ma ad altre feste simili, Alberto Stasi si era sicuramente fatto vedere. Negli anni, lui stesso ha denunciato la scomparsa di una raccolta di immagini che custodiva, relativa a serate e giornate trascorse con Chiara e con amici, e che forse conteneva anche scatti di quelle feste. Quarantuno foto in tutto, sparite nel nulla. Un’assenza che oggi pesa come un vuoto difficile da ignorare.
Chi c’era in quelle foto e quale potrebbe essere il collegamento con l’omicidio? C’entra qualcosa lo stranissimo giro di telefonate della mattina del 13 agosto, il rientro anticipato dalle vacanze di alcuni garlaschesi o l’incontro, poi definito interrogatorio, che si tenne in una casa privata invece che in una caserma? È possibile che dietro la leggerezza apparente di qualche serata di svago si nascondessero dinamiche sociali più complesse, capaci di influenzare non solo ciò che accadde prima della morte di Chiara, ma anche la catena di errori che segnò le indagini delle prime ore.
Sia chiaro, non è mai stato dimostrato che esista una connessione diretta tra quelle feste e l’omicidio, né che l’invito a quella specifica serata sia mai davvero arrivato. Ma proprio per questo, oggi, vale la pena approfondire più di quanto non sia stato fatto in passato. Perché ormai appare evidente che intorno alla Garlasco di quegli anni non si può escludere nulla, in un intreccio complesso di rapporti, interessi, convinzioni e legami che potrebbe riservare ancora risposte inattese.