Si ipotizza una possibile svolta nelle indagini sul delitto di Garlasco, uno dei casi di cronaca nera più discussi e controversi degli
ultimi decenni. A riaccendere i riflettori su quanto accaduto nella villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007 è stata l’ultima puntata di Zona Bianca, il programma di approfondimento e attualità condotto da Giuseppe Brindisi, in onda ogni domenica sera su Rete 4. Al centro dell’attenzione, nuove testimonianze che potrebbero fornire elementi rilevanti, se non addirittura decisivi, per ricostruire la dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi.
Il delitto, per il quale Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della 26enne, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, è tornato ufficialmente sotto la lente della magistratura a partire da marzo del 2025. In quel periodo la Procura di Pavia ha riaperto il fascicolo, iscrivendo nel registro degli indagati Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima, con l’ipotesi di concorso in omicidio. Una decisione che ha riacceso il dibattito pubblico e giudiziario su un caso che, per molti, non è mai stato davvero chiuso.
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Garlasco, altra possibile svolta: “Stasi fu incastrato, ci sono due testimoni”
A svelare il clamoroso retroscena durante la trasmissione è stato Alessandro De Giuseppe, storico inviato de Le Iene, da anni impegnato nel seguire la vicenda di Garlasco e ospite in studio a Zona Bianca. “Ho trovato due testimonianze dirette. Una persona ha visto un’altra dove non doveva essere. L’altro testimone ha visto un’altra persona ancora in un luogo in cui non doveva trovarsi, tra l’altro corrisponde anche alle parole di qualcun altro”, ha dichiarato De Giuseppe, lasciando intendere che le nuove versioni dei fatti potrebbero intrecciarsi con elementi già emersi in passato ma mai del tutto chiariti.

Secondo quanto riferito dall’inviato, i due presunti testimoni sarebbero già stati ascoltati dagli investigatori, probabilmente come persone informate sui fatti. “Sono circostanziatissime – ha ribadito lo storico inviato del programma di Italia Uno – Alle 9.30-10.00 (della mattina del delitto ndr) una persona ha visto un’altra persona all’incrocio con via Pascoli. L’altra testimonianza è di una persona che ha un’attività e ha detto ‘ho paura di essere distrutto da una certa persona”. Dettagli temporali e contestuali che, se confermati, potrebbero rimettere in discussione alcune certezze consolidate negli anni.
Il racconto di uno dei nuovi testimoni, ha spiegato De Giuseppe, confermerebbe quanto dichiarato in passato da Marco Demontis Muschitta, un operaio di Garlasco. Sentito il 27 settembre 2007 dal pm Rosa Muscio, nel pieno delle prime indagini, l’uomo raccontò di aver visto la mattina del delitto “una bicicletta che andava a zig-zag con in sella una ragazza con i capelli a caschetto biondi e in mano una sorta di asta di metallo, color canna da fumo, con un’estremità a forma di pigna”. Dichiarazioni che Muschitta ritrattò circa un’ora dopo la chiusura del verbale, alimentando dubbi e polemiche. “Muschitta non è l’unico che ha visto quello che ha visto. – ha spiegato l’inviato de Le Iene – Ho trovato un altro testimone che ha visto la stessa cosa. Ricordiamo che queste persone non sono indagate”, ha aggiunto.

Nella parte finale del suo intervento, Alessandro De Giuseppe ha toccato uno dei punti più delicati dell’intera vicenda, tornando a parlare di Alberto Stasi, che si è sempre proclamato innocente e ha più volte sostenuto di essere stato “incastrato”. Nel 2007, ha rivelato l’inviato, “è arrivata una telefonata, da parte di qualcuno che stava indagando, in cui veniva detto ‘datemi qualcosa per incastrare Stasi’ – ha rivelato la “iena” – Quindici minuti dopo appaiono 2,5 grammi di Dna puro e pulito sui pedali della bicicletta”. Un’affermazione che, se approfondita e riscontrata, potrebbe aprire scenari del tutto nuovi su uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana.