Le festività natalizie appena trascorse non hanno portato serenità a Sossio Aruta, ex volto noto di Uomini e Donne, da tempo al centro di una lunga e dolorosa vicenda personale che continua a consumarsi anche sui social. Da anni l’ex cavaliere racconta pubblicamente il conflitto con la sua ex compagna
Ursula Bennardo, madre della piccola Bianca, una battaglia che non si è mai limitata alla fine della relazione sentimentale ma che, con il tempo, ha assunto contorni sempre più complessi e logoranti.
Nel corso degli anni Aruta ha spesso utilizzato i social per esprimere frustrazione, rabbia e rammarico, parlando delle difficoltà incontrate nel poter vedere la figlia e nel vivere il suo ruolo di padre senza restrizioni. Un racconto fatto di viaggi, sacrifici e momenti mancati, che secondo lui non sarebbero frutto di scelte personali ma di una situazione imposta e dolorosa, vissuta giorno dopo giorno lontano dai riflettori televisivi che lo avevano reso popolare.
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Sossio Aruta, durissimo attacco a Ursula Bennardo: “La peggiore delle accuse”
Nelle scorse ore, proprio a ridosso del Natale, Sossio è tornato a raccontare quanto accaduto, soffermandosi sulle ore che avrebbero dovuto segnare un momento speciale. “Buongiorno a tutti ragazzi, dopo quasi due anni avrei dovuto festeggiare il Natale con mia figlia Bianca, purtroppo causa influenza, tosse e raffreddore non è stato possibile e la bambina aspettava i regali di Natale. Per questo stamattina papà Sossio andata e ritorno raggiunge la bimba solo per portare i regali di Babbo Natale, un sacco pieno di regali per vederla felice”. Un viaggio affrontato solo per consegnare i doni, nel tentativo di non far mancare alla bambina la magia delle feste.

Dietro a quel gesto, però, Aruta ha spiegato di aver sentito il bisogno di chiarire pubblicamente le proprie motivazioni, respingendo l’idea di voler cercare visibilità o consenso. “Perché voglio rendere tutto questo pubblico? Perché voglio un applauso? Dei consensi? Qualche like? Qualche visualizzazione? Assolutamente no, ho saputo che qualche giorno fa la mia ex ha fatto un video dicendo che pensa solo al bene della figlia e i suoi tre figli sono stanchi di tutta questa guerra mediatica. Forse questi tre bravi ragazzi, con cui ho convissuto sei anni della mia vita e a cui ho voluto molto bene, non sanno che la madre mi ha trascinato in un’aula di tribunale con la peggiore delle accuse che un padre e un uomo può ricevere, un’accusa infame, diabolica e sono costretto a difendermi spendendo soldi e avvocati. Io faccio tutto questo perché voglio veramente bene a mia figlia, voglio il suo bene e deve sapere fura la verità”. Un passaggio che sposta il racconto su un piano più profondo, fatto di accuse, processi e difese legali.
È nella parte finale del suo lungo sfogo che emergono i toni più accesi e la sofferenza accumulata in due anni di silenzio forzato. “Io sono quel padre di me**a, l’orco cattivo che si alza alle 4 del mattino per arrivare alle 7.30 fuori da casa sua e accompagnarla a scuola e non farla sentire diversa dagli altri bambini, sono quel padre mostro che paga gli alimenti tutti i mesi. Sono quel padre di me*** che fa avanti e indietro Castellammare – Taranto due volte mese facendo tantissimi sacrifici fisici ed economici, tutto questo perché sono un padre con la P maiuscola mentre qualcuno vuole infangare la mia figura e la mia persona”. Parole dure, che raccontano una quotidianità fatta di distanze, impegni e rinunce.


Lo sfogo prosegue con un crescendo emotivo che lascia intravedere la determinazione di Aruta a non restare più in silenzio. “Sono due anni che soffro in silenzio perché non lo posso raccontare e mi sono rotto i co***i e mi farò portavoce di questa violenza subdola nei confronti degli uomini e dei papà perché non sono l’unico che subisce questa violenza e mi sono rotto il ca*o e quello che sta succedendo oggi Fabrizio Corona, Signorini, non è niente in confronto a quello che farò io. Guai a chi mi tocca mia figlia, guai a chi mi tocca e mi vuole allontanare da mia figlia. Potrete tutto ma non sporcare la mia figura di padre e di uomo, bastavano quattro parole: non ti amo più”. Una presa di posizione che segna un punto di svolta nel suo racconto pubblico.
Il messaggio si chiude con un riferimento alle accuse ricevute e alla volontà di difendere la propria innocenza, anche in un momento storico delicato. “E invece no, hai voluto trovare la peggiore delle scuse per infangare la mia persona e la mia figura di padre. Ancora buone feste a tutti, io parto, mi aspetta un lunghissimo viaggio, a testa alta con la coscienza pulita consapevole della mia innocenza. Se dovesse succedere l’irreparabile, visto il momento molto delicato in cui ci troviamo per quanto riguarda l’argomento donne, farò comunque sentire la mia voce e dimostrerò tutta la mia totale innocenza per ciò che sono stato accusato. Tutto falsissimo. Un bacio a tutti. Va bene così”. Un Natale amaro, segnato da viaggi, parole pesanti e da una battaglia che, almeno per ora, sembra tutt’altro che conclusa.