Trieste è scossa da un colpo di scena devastante nella drammatica vicenda di Liliana Resinovich, scomparsa il 14 dicembre 2021. Claudio Sterpin, l’amico di lunga data e testimone chiave, ha rivelato confessioni sconvolgenti che gettano nuova luce sul mistero che ha tenuto con il fiato sospeso una città intera. La scoperta di resti umani nella cantina di Sebastiano Visintin e l’emergere di una traccia genetica sconosciuta aprono una nuova fase giudiziaria carica di tensione e aspettative.
L’aula di tribunale si è trasformata in un teatro di emozioni grevi e sospetti inquietanti. Claudio Sterpin, entrando con passo lento e volto segnato dalla tensione, ha ammesso dettagli finora ignoti che incrinano la versione ufficiale. Assieme a lui, la pesante atmosfera ha soffocato ogni speranza di semplice risoluzione, mentre i frammenti della verità sembrano ricomporsi in maniera più agghiacciante.
Il ritrovamento dei resti di Liliana nella cantina dell’ingegnere Visintin ha aperto una spirale di interrogativi senza precedenti. I bidoni neri contenevano ossa, tessuti e oggetti personali macchiati di sangue, chiari indizi di un delitto pianificato. Attrezzi da falegnameria e canalizzazioni idrauliche rivelano un ambiente trasformato, studiato con precisione macabra per occultare una crudeltà inaudita.
Un numero telefonico misterioso, attivo solo per due settimane a dicembre, è stato localizzato in una zona periferica di Trieste, vicino al luogo delle scoperte. Questa utenza silenziosa ha contattato sia Liliana che Sterpin, suggerendo la presenza di un’ombra che spia senza farsi vedere. Investigatori ipotizzano l’esistenza di un terzo uomo, un complicato spettro di questa tragedia.

Le indagini telefoniche e le analisi informatiche sui dispositivi di Sterpin hanno rivelato centinaia di messaggi criptati, un codice segreto basato su colori e numeri, un linguaggio di fuga e paura. Non semplici scambi confidenziali, ma una rete difensiva contro minacce non meglio identificate. L’ansia di essere monitorati permeava ogni conversazione, trasformando i segreti in un grido silenzioso.
La testimonianza di Sterpin è stata accompagnata dal silenzio mesto dei familiari di Liliana. Il marito, Visintin, difeso da un esercito legale, partecipa passivamente alle udienze, circondato da un’aura di sospetto sempre più opprimente. Nelle sezioni riservate del tribunale, lo sguardo impassibile dell’ingegnere punta a non tradire emozioni, ma le rivelazioni lo inchiodano a un ruolo cruciale e ambiguo.
Tra le ipotesi emerse, la più dolorosa è quella di un omicidio freddamente orchestrato, forse per gelosia o per il timore di una fuga. Liliana, descritta come una donna attenta ai dettagli e instancabile nel suo lavoro, si trovava sotto pressione per turni estenuanti e rapporti tesi al call center. Le telefonate insistenti e i messaggi codificati tracciano un quadro di angoscia crescente.
Nuove indagini hanno smascherato la cantina non solo come luogo di occultamento, ma come un vero laboratorio segreto, dove la pulizia del crimine è stata pianificata minuziosamente. L’analisi forense sottolinea la presenza di più mani coinvolte, confermando la difficoltà di un gesto improvvisato. Le tracce genetiche sconosciute rafforzano la presenza di un complice nascosto.
Il rinvenimento di un diario anonimo, con pagine scritte apparentemente dalla stessa Liliana, getta ulteriore ombra sul caso. Le parole spezzate, cariche di paura e angoscia, sembrano un ultimo grido inascoltato. Questo materiale è stato sequestrato e rappresenta ora un elemento chiave per comprendere lo stato mentale della vittima nelle settimane precedenti la scomparsa.
Il dibattito pubblico a Trieste si accende mentre le indagini proseguono. Nei bar storici della città, il nome di Liliana pesa come una ferita aperta. La sua immagine di donna viva, appassionata e piena di interessi si scontra con le indagini che dipingono una realtà di violenza e segreti. La comunità è divisa tra chi chiede giustizia immediata e chi invoca prudenza e approfondimenti ulteriori.